Aggiornato alla Legge di Bilancio 2026 — Tutte le novità fiscali per i forfettari

Regime Forfettario 2026: Guida Completa

La guida più approfondita al regime fiscale agevolato più diffuso in Italia. Aggiornata alla Legge di Bilancio 2026, con esempi numerici, tabelle comparative, calcoli reali e risposte a tutte le domande più frequenti.

Che cos'è il regime forfettario

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche che esercitano attività di impresa, arti o professioni in forma individuale. Introdotto con la Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) e successivamente modificato dalle Leggi di Bilancio 2016 (L. 208/2015), 2019 (L. 145/2018), 2020 (L. 160/2019) e 2023 (L. 197/2022), è oggi l'unico regime fiscale agevolato in vigore in Italia dopo la definitiva abolizione del regime dei minimi (D.L. 98/2011).

Nel 2026, il regime forfettario è utilizzato da oltre 2 milioni di contribuenti in Italia, con una crescita costante anno su anno. È particolarmente diffuso tra freelancer, consulenti, professionisti senza albo, artigiani e piccoli commercianti — ovvero tutte quelle categorie che operano prevalentemente come lavoratori autonomi con costi di gestione contenuti.

Il principio fondamentale che distingue il forfettario da ogni altro regime fiscale italiano è la determinazione forfettaria del reddito: anziché calcolare il reddito come differenza tra ricavi e costi effettivamente sostenuti (principio analitico del regime ordinario), il reddito viene determinato applicando ai ricavi un coefficiente percentuale — detto coefficiente di redditività — stabilito dalla legge in base al tipo di attività economica svolta (codice ATECO).

In parole semplici: nel forfettario non devi tenere traccia di tutti i costi e le spese. Il fisco "presume" una certa percentuale di costi in base al tuo settore. Tu paghi le tasse solo sulla parte rimanente, con un'aliquota fissa del 15% (o del 5% se sei una nuova attività).

Il meccanismo di tassazione: calcolo passo per passo

Comprendere esattamente come si calcolano le tasse nel regime forfettario è essenziale per valutare la convenienza del regime e pianificare correttamente il flusso di cassa della propria attività. Il calcolo segue quattro passaggi sequenziali.

Passaggio 1 — Determinazione dei ricavi

Il primo dato da raccogliere è il totale dei ricavi o compensi effettivamente incassati nell'anno solare. Il regime forfettario si basa sul principio di cassa, non su quello di competenza. Questo significa che conta il momento in cui il denaro entra effettivamente nel tuo conto corrente (o ti viene consegnato in contanti), non il momento in cui emetti la fattura.

Esempio pratico: se emetti una fattura di 5.000€ il 20 dicembre 2026 ma il cliente paga il 10 gennaio 2027, quei 5.000€ non rientrano nei ricavi del 2026 ma in quelli del 2027. Questa distinzione è fondamentale per la gestione del limite degli 85.000€.

Nei ricavi rientrano: compensi per prestazioni professionali, corrispettivi per cessioni di beni, provvigioni, rimborsi spese forfettari addebitati in fattura. Non rientrano: plusvalenze patrimoniali, sopravvenienze attive, e indennità.

Passaggio 2 — Applicazione del coefficiente di redditività

Il totale dei ricavi viene moltiplicato per il coefficiente di redditività corrispondente al codice ATECO della propria attività. Questo coefficiente rappresenta la percentuale di ricavi che il fisco considera come "reddito" — la parte restante è implicitamente riconosciuta come costi, senza bisogno di documentarli.

La tabella completa dei coefficienti è stabilita dall'Allegato 4 alla Legge 190/2014. I coefficienti spaziano dal 40% (commercio e ristorazione, dove i costi sono elevati) all'86% (costruzioni e immobiliare). I più comuni sono:

SettoreCodici ATECOCoefficienteCosti "presunti"
Commercio, alimentari, ristorazione10-11, 45-47, 55-5640%60%
Commercio ambulante non alimentare47.82, 47.8954%46%
Intermediari del commercio46.162%38%
Informatica, servizi, creativi58-6367%33%
Professionisti (avvocati, consulenti)69-7578%22%
Costruzioni, immobiliare41-43, 6886%14%

Passaggio 3 — Deduzione dei contributi previdenziali

Dal reddito forfettario così calcolato si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati durante l'anno. Questa è l'unica deduzione ammessa nel regime forfettario. Non è possibile dedurre nessun altro costo: né l'affitto del locale, né le attrezzature, né le utenze, né il compenso del commercialista, né qualsiasi altra spesa sostenuta per l'attività.

I contributi deducibili includono: contributi alla Gestione Separata INPS, contributi alla Gestione Artigiani o Commercianti INPS (con o senza riduzione 35%), contributi alla cassa previdenziale di categoria (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM, ecc.).

Passaggio 4 — Calcolo dell'imposta sostitutiva

Sul reddito imponibile risultante (reddito forfettario meno contributi) si applica l'imposta sostitutiva. Questa imposta unica sostituisce quattro tributi del regime ordinario: IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), addizionale regionale IRPEF, addizionale comunale IRPEF, e IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive).

L'aliquota dell'imposta sostitutiva è:

  • 5% per i primi 5 anni di attività, se sussistono tutte le condizioni previste dalla legge (cosiddetto "regime startup")
  • 15% per tutti gli altri contribuenti forfettari

Le condizioni per l'aliquota al 5%

L'aliquota agevolata del 5% si applica per i primi cinque periodi d'imposta a condizione che:

  • Il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare
  • L'attività non costituisca mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (escluso il caso di pratica obbligatoria per l'accesso a professioni)
  • Se si prosegue un'attività esercitata da altro soggetto, i ricavi di tale attività nell'anno precedente non devono superare il limite di 85.000€

Cinque esempi numerici completi

Vediamo il calcolo completo per cinque profili diversi di forfettario, ciascuno con caratteristiche specifiche. Questi esempi ti permettono di confrontare la tua situazione e stimare le tue tasse.

Esempio 1: Web designer freelance — Gestione Separata

VoceImportoCalcolo
Ricavi annui incassati€ 45.000
Coefficiente di redditività (ATECO 62, informatica)67%
Reddito forfettario€ 30.15045.000 × 0,67
Contributi Gestione Separata (26,07%)−€ 7.85830.150 × 0,2607
Reddito imponibile€ 22.29230.150 − 7.858
Imposta sostitutiva (15%)€ 3.34422.292 × 0,15
Totale tasse + contributi€ 11.2027.858 + 3.344
Reddito netto ante costi reali€ 33.79845.000 − 11.202
Aliquota effettiva complessiva24,9%11.202 ÷ 45.000

Esempio 2: Avvocato all'inizio carriera — aliquota 5%

VoceImportoCalcolo
Ricavi annui€ 35.000
Coefficiente (ATECO 69, professioni legali)78%
Reddito forfettario€ 27.30035.000 × 0,78
Contributi Cassa Forense (stima ~15%)−€ 4.095~15% di 27.300
Reddito imponibile€ 23.20527.300 − 4.095
Imposta sostitutiva (5% startup)€ 1.16023.205 × 0,05
Aliquota effettiva15,0%(4.095 + 1.160) ÷ 35.000

Esempio 3: Idraulico artigiano con riduzione INPS 35%

VoceImportoCalcolo
Ricavi annui€ 65.000
Coefficiente (ATECO 43, costruzioni)86%
Reddito forfettario€ 55.90065.000 × 0,86
Contributi INPS artigiani con riduzione 35% (stima)−€ 8.715~15,6% di 55.900
Reddito imponibile€ 47.18555.900 − 8.715
Imposta sostitutiva (15%)€ 7.07847.185 × 0,15
Aliquota effettiva24,3%(8.715 + 7.078) ÷ 65.000

Esempio 4: Commerciante con e-commerce

VoceImportoCalcolo
Ricavi annui€ 80.000
Coefficiente (ATECO 47, commercio al dettaglio)40%
Reddito forfettario€ 32.00080.000 × 0,40
Contributi INPS commercianti (stima 24%)−€ 7.68024% di 32.000
Reddito imponibile€ 24.32032.000 − 7.680
Imposta sostitutiva (15%)€ 3.64824.320 × 0,15
Aliquota effettiva14,2%(7.680 + 3.648) ÷ 80.000

Nota come il commerciante con 80.000€ di ricavi paghi un'aliquota effettiva del 14,2%, molto più bassa dell'idraulico con 65.000€ (24,3%). Il coefficiente al 40% del commercio fa una differenza enorme.

Esempio 5: Social media manager dipendente + forfettario

VoceImportoCalcolo
Reddito da lavoro dipendente€ 28.000Sotto soglia 35.000€ ✅
Ricavi partita IVA forfettaria€ 20.000
Coefficiente (ATECO 73, pubblicità e comunicazione)78%
Reddito forfettario€ 15.60020.000 × 0,78
Contributi Gest. Separata (26,07%)−€ 4.06715.600 × 0,2607
Imposta sostitutiva (15%)€ 1.730(15.600 − 4.067) × 0,15

In questo caso, il reddito da lavoro dipendente viene tassato separatamente con l'IRPEF ordinaria (dal datore di lavoro), mentre i ricavi della partita IVA forfettaria sono soggetti solo all'imposta sostitutiva. I due redditi non si sommano ai fini dell'IRPEF. Questo è uno dei vantaggi principali per chi ha sia un lavoro dipendente sia una partita IVA.

Tutti i vantaggi del regime forfettario — analisi dettagliata

1. Tassazione ridotta e prevedibile

L'imposta sostitutiva al 15% (o 5%) è significativamente più bassa dell'IRPEF a scaglioni, che nel 2026 prevede aliquote dal 23% al 43%. Ma il vantaggio non è solo nel tasso: è nella prevedibilità. Con l'IRPEF ordinaria, l'aliquota marginale dipende dal reddito complessivo e può variare significativamente da un anno all'altro. Nel forfettario, conoscendo i tuoi ricavi e il tuo coefficiente, puoi prevedere con precisione quasi assoluta quanto pagherai di tasse, permettendo una pianificazione finanziaria accurata.

2. Esenzione IVA

I forfettari non applicano l'IVA sulle fatture emesse (operazioni non soggette, natura N2.2). Questo ha due implicazioni pratiche importanti. Per chi lavora con privati (persone fisiche), il vantaggio è enorme: se un professionista ordinario fattura 1.000€ + IVA 22% = 1.220€, un forfettario fattura 1.000€ netti, risultando più competitivo del 22%. Per chi lavora con aziende, il vantaggio è minore perché le aziende detrarrebbero comunque l'IVA.

Lo svantaggio simmetrico è che il forfettario non può detrarre l'IVA sugli acquisti. Un computer da 1.220€ (1.000 + IVA) costa al forfettario 1.220€ pieni, mentre un contribuente ordinario recupera i 220€ di IVA. Per chi fa acquisti importanti di beni strumentali, questo costo nascosto va considerato.

3. Esenzione IRAP e addizionali

L'imposta sostitutiva assorbe l'IRAP (3,9% del valore della produzione) e le addizionali IRPEF regionali (dallo 0,9% al 3,33% a seconda della regione) e comunali (dallo 0% allo 0,9% a seconda del comune). Complessivamente, queste voci possono valere dal 3% al 7% del reddito nel regime ordinario — un risparmio significativo.

4. Niente ritenuta d'acconto

Quando un forfettario fattura a un soggetto con partita IVA, questi non deve operare la ritenuta d'acconto del 20%. Questo migliora il flusso di cassa: ricevi il 100% dell'importo in fattura immediatamente, senza dover attendere il conguaglio in dichiarazione per recuperare le ritenute versate in eccesso. Per un professionista con ricavi di 50.000€ che lavora con aziende, questo significa avere fino a 10.000€ in più di liquidità disponibile durante l'anno.

5. Contabilità semplificata al massimo

Il forfettario è esonerato dalla tenuta di: libro giornale, registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi), registro dei beni ammortizzabili, scritture contabili ausiliarie. Gli unici obblighi sono: numerare e conservare le fatture emesse e ricevute, presentare la dichiarazione dei redditi annuale, versare l'imposta sostitutiva e i contributi previdenziali. Il risparmio sul commercialista può essere di 300-800€ all'anno rispetto al regime ordinario.

6. Riduzione contributi INPS del 35%

Gli artigiani e commercianti iscritti alle gestioni speciali INPS possono richiedere una riduzione del 35% sui contributi previdenziali. Per un commerciante con reddito forfettario di 40.000€, questo significa risparmiare circa 3.300€ all'anno. Approfondisci nella guida completa ai contributi INPS per forfettari.

7. Esonero dagli studi di settore e ISA

I forfettari non sono soggetti agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità), che nel regime ordinario rappresentano uno strumento di controllo fiscale che richiede la compilazione di questionari dettagliati e può generare presunzioni di reddito minimo.

Gli svantaggi reali: un'analisi onesta

1. Impossibilità di dedurre i costi reali

Questo è lo svantaggio più rilevante e spesso sottovalutato. Nel forfettario, i costi sono "presunti" dal coefficiente di redditività. Se i tuoi costi reali sono superiori a quelli presunti, paghi tasse su un reddito più alto di quello effettivo. Un caso emblematico: un artigiano edile (coefficiente 86%, costi presunti solo 14%) con 70.000€ di ricavi e 30.000€ di costi reali (materiali, laboratorio, furgone). Nel forfettario paga tasse su 60.200€ di reddito; nel regime ordinario pagherebbe su 40.000€. La differenza di imponibile è di 20.200€, che al 15% vale 3.030€ di tasse in più.

2. Perdita delle detrazioni IRPEF

Nel forfettario non puoi usufruire di nessuna detrazione IRPEF: spese mediche e sanitarie (detrazione 19%), interessi passivi sul mutuo prima casa (fino a 760€ di detrazione annua), spese per ristrutturazione edilizia (bonus 36-50%), ecobonus (detrazione 50-65%), bonus mobili, spese veterinarie, assicurazione vita, spese funebri, spese di istruzione, erogazioni liberali. Per chi ha un mutuo e una ristrutturazione in corso, le detrazioni perse possono valere 3.000-5.000€ all'anno.

Eccezione importante — assegno unico figli: dal 2022 l'assegno unico per i figli è stato separato dal sistema delle detrazioni IRPEF. I forfettari lo ricevono regolarmente tramite INPS, in base all'ISEE familiare. Non è una detrazione fiscale ma una prestazione sociale, quindi non si perde con il forfettario.

3. IVA non detraibile sugli acquisti

Come già accennato, l'IVA pagata sugli acquisti è un costo a fondo perduto. Per chi deve acquistare un'auto (IVA su 20.000€ = 4.400€), attrezzature professionali, o sostiene costi con IVA significativi, questo rappresenta un aggravio non trascurabile nel tempo.

4. Limite di 85.000€ e rischio di uscita

Se la tua attività cresce, il limite di 85.000€ diventa un vincolo. E la clausola introdotta nel 2023 rende il superamento dei 100.000€ particolarmente rischioso: l'uscita è immediata e retroattiva, con obbligo di applicare IVA e IRPEF dalla fattura che causa lo sforamento. Questo può creare problemi organizzativi e finanziari significativi. Approfondisci nella guida ai requisiti.

5. Impatto sulla pensione con riduzione INPS

La riduzione del 35% dei contributi, pur essendo un vantaggio immediato, riduce l'anzianità contributiva accumulata (circa 7-8 mesi invece di 12 per ogni anno). Sul lungo periodo, questo ritarda l'accesso alla pensione e ne riduce l'importo. Per un'analisi dettagliata: guida ai contributi INPS.

6. Nessuna perdita fiscale riportabile

Nel regime ordinario, se in un anno hai una perdita (costi superiori ai ricavi), puoi riportarla agli anni successivi per ridurre il reddito imponibile. Nel forfettario, per costruzione, non puoi mai avere una perdita fiscale (il reddito è sempre positivo se hai ricavi). Se la tua attività attraversa un anno difficile, non hai alcun vantaggio fiscale.

Per chi è pensato il regime forfettario

In base alla nostra analisi, il forfettario è la scelta ottimale per queste categorie:

  • Freelancer digitali (sviluppatori, designer, copywriter, consulenti): pochi costi, nessun locale, alta redditività
  • Professionisti all'inizio della carriera (avvocati, ingegneri, architetti): ricavi ancora contenuti, aliquota al 5% per 5 anni
  • Artigiani in proprio senza dipendenti: attenzione al coefficiente 86%, ma con la riduzione INPS il vantaggio può esserci
  • Piccoli commercianti con margini alti: il coefficiente al 40% è molto favorevole
  • Lavoratori dipendenti con attività secondaria: la partita IVA forfettaria non si cumula con il reddito da lavoro ai fini IRPEF
  • Pensionati che avviano una piccola attività: idem, entro i limiti di reddito da pensione

Come si apre una partita IVA forfettaria

Abbiamo dedicato una guida completa all'apertura della partita IVA in regime forfettario, con tutti i passaggi, i documenti necessari, i costi e le tempistiche. Qui un riepilogo dei passaggi chiave:

  1. Scelta del codice ATECO corretto
  2. Compilazione del modello AA9/12 (inizio attività) all'Agenzia delle Entrate
  3. Iscrizione alla gestione previdenziale INPS competente
  4. Eventuale iscrizione al Registro delle Imprese (artigiani e commercianti)
  5. Attivazione di un software di fatturazione elettronica

Domande frequenti sul regime forfettario

Sì, ma con un limite: le spese per lavoro dipendente e collaboratori non possono superare i 20.000€ lordi annui. Nel calcolo rientrano stipendi, compensi ai collaboratori, utili agli associati in partecipazione. Se superi questa soglia, perdi il requisito e l'anno successivo devi passare al regime ordinario.
Sì, a condizione che il reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente non superi i 35.000€ lordi (come indicato nella CU). Non c'è limite se il rapporto di lavoro è cessato entro il 31 dicembre dell'anno precedente. Attenzione alla causa di esclusione: non puoi fatturare più del 50% dei ricavi al tuo attuale datore di lavoro o a un ex datore degli ultimi 2 anni.
Sì. Puoi aprire una partita IVA forfettaria e continuare a percepire la NASpI. Devi comunicare all'INPS l'apertura della P.IVA entro 30 giorni e dichiarare il reddito previsto. La NASpI viene ridotta in proporzione al reddito forfettario dichiarato (reddito × coefficiente). Se il reddito annuo forfettario supera gli 8.500€ (non i ricavi, ma il reddito calcolato con il coefficiente), l'indennità viene sospesa per l'anno.
Dipende dall'entità dello sforamento. Tra 85.001€ e 100.000€: esci dal forfettario dall'anno successivo — hai tempo per organizzarti. Oltre 100.000€: uscita immediata con effetto retroattivo. Devi applicare IVA e IRPEF ordinaria dalla fattura che ha causato lo sforamento. È la clausola anti-elusione introdotta dalla L. 197/2022, confermata anche per il 2026.
Sì. Per clienti UE con P.IVA: fattura senza IVA con reverse charge (art. 7-ter DPR 633/72). Per clienti extra-UE: fattura come operazione non territoriale. In entrambi i casi, i ricavi contano nel limite degli 85.000€. Per le prestazioni di servizi intra-UE, potresti dover presentare i modelli Intrastat.
No. Nel forfettario l'unica deduzione dal reddito sono i contributi previdenziali obbligatori. Nessun altro costo è deducibile: né il commercialista, né l'affitto, né le attrezzature, né i software. I costi sono coperti forfettariamente dal coefficiente di redditività.
Come regola pratica, accantona il 35-45% di ogni incasso in un conto separato. Questa percentuale copre sia i contributi INPS che l'imposta sostitutiva, con un margine di sicurezza. Se sei nei primi 5 anni con aliquota al 5%, puoi scendere al 30-35%. Consulta il nostro calcolatore per una stima precisa basata sui tuoi numeri.
No. L'imposta sostitutiva del 15% (o 5%) sostituisce l'IRPEF, l'IRAP, l'addizionale regionale e l'addizionale comunale. È uno dei vantaggi più significativi, che vale dal 3% al 7% del reddito rispetto al regime ordinario.

Resta aggiornato sulle novità fiscali

Ricevi guide, scadenze e aggiornamenti sul regime forfettario direttamente nella tua inbox. Scrivici per essere aggiunto alla lista.

Iscriviti via email →